Frogintervista: il fattore umbro. Un esperimento sul territorio.

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Risponde Eleonora Fabbroni, direttore creativo e ideatrice di Echogreen

“Non isolarsi, non cercare di affrontare e risolvere i problemi importanti da isolati; da isolati non si risolvono che problemi di igiene, di salute personale e, se mai, di benessere ad un livello angusto”, scriveva Aldo Capitini, filosofo e poeta, e lo scriveva dalla sua terra natia, l’Umbria. Una regione che, proprio perché di mezzo, spesso non viene considerata quanto meriterebbe; una regione penalizzata perché lontana dai centri di potere economico-politico, ma dove si trovano intelligenze, idee innovative e creatività che vale la pena incontrare e conoscere.

FF: Partiamo proprio da qui, qual è il tuo rapporto con il territorio? Cosa significa lavorare in una regione che produce grandi eventi troppo spesso sottovalutati?

EF: L’Umbria è una terra che ancora non riesce a capire cosa significhi fare sistema, nonostante sia la terra dei grandi eventi come Eurochocolate, Umbria Jazz, il Festival dei Due Mondi, il Festival del Giornalismo – solo per citarne alcuni – e contestualmente degli eventi paesani, delle sagre contadine, delle rivisitazioni locali. Eventi questi che spesso si vanno a sovrapporre per cui diventa difficile immaginare di far confluire tutto in qualcosa di unico e grande ottenendo così una dispersione di energie, economiche, politiche e umane. Le risorse ci sono, anche economiche, il problema è fare in modo che siano indirizzate a fare sistema, ed è un problema purtroppo che nasce a monte, dalle Pubbliche Amministrazioni stesse del nostro territorio che non hanno una visione d’insieme.


FF: Raccontaci dall’inizio…

EF: Innanzitutto devo confessare di aver incontrato nel mio percorso persone molto disponibili a passarmi il loro sapere, e in questo sono stata fortunata, cosa che non posso dire dei giovani che oggi si affacciano in azienda verso i quali non siamo sempre ben disposti e disponibili. Rischiamo tutti di essere troppo detentori del nostro sapere. La mia vera avventura inizia con Thot, nata nel 2004, specializzata in allestimenti e organizzazione di eventi, mentre io passavo da un iniziale ruolo meramente operativo a quello di imprenditore. Questo fino al 2012 quando abbiamo sentito il bisogno di trasformare l’azienda, troppo basata sulla mia figura individuale, di avere una struttura più articolata e di impostare un dialogo con altre realtà imprenditoriali: così è nato Gruppo Creativo. Una squadra che riunisce competenze e saperi diversi, votata a costituire partnership fra aziende diverse del settore della comunicazione con l’intento di non correre da soli ma, insieme, potenziare la nostra capacità di offrire un servizio di qualità ai clienti. Nella nostra regione, e non solo, c’è troppa abitudine a farsi la guerra per portare a casa un piccolo risultato, piuttosto che capire le opportunità che nascono dal “fare squadra”.

FF: In cosa si sta specializzando Gruppo Creativo?

EF: Noi siamo specializzati sulla comunicazione istituzionale, e molto meno su quella promozionale, quindi il fatto di allargarci ad altre aziende ci permette di realizzare progetti ad alto livello, tanto da farci meritare nel 2012 il premio Agorà per la migliore immagine coordinata con il progetto del Museo Paleontologico di Pietrafitta. La seconda, ma non in scala di valori, caratteristica di Gruppo Creativo è l’attenzione alla sostenibilità: l’azienda sta infatti affrontando un lungo percorso che la porterà ad avere la certificazione per gli eventi sostenibili e di fatto l’obiettivo è quello di pianificare una comunicazione che rispetti l’ambiente, negli eventi, nei servizi e nei prodotti.

FF: Questa attenzione in cosa si concretizza?

EF: Se prima utilizzavamo qualsiasi tipo di carta, oggi siamo attenti a scegliere carte riciclate o quelle FSC (Forest Stewardship Council), oppure negli eventi cerchiamo di ridurre al minimo gli sprechi e l’impiego di materiali.

FF: Vedi già un vantaggio competitivo in questa scelta di campo?

EF: La certificazione sugli eventi sostenibili è effettivamente uscita da pochissimo, la regione Umbria ha da qualche mese emesso il marchio Green Earth Quality, che segnalerà aziende, eventi e prodotti che rispettino una politica ambientale, di fatto, secondo me ancora ci vuole tempo e comunicazione mirata per far percepire il problema. Sicuramente un evento sostenibile ha costi inferiori di realizzazione e questo può andare incontro ad imprese ed enti che non vogliono abbandonare gli investimenti nella comunicazione ma faticano in un momento di crisi e altresì portare chi non è abituato all’investimento in comunicazione, a valutarne le opportunità. Noi, sul territorio, vediamo un grande impegno di Legambiente, che si fa portatrice di cultura e di informazione in materia e altresì abbiamo molte aziende che lavorano proprio nel settore ambiente e energia, come Novamont e Angelantoni, tutte realtà sensibili all’ impegno per l’ ambiente. Per quanto ci riguarda, il nostro primo passo verso gli eventi sostenibili l’abbiamo fatto proprio nell’ambito del Premio Agorà, organizzato con l’impegno a non usare carta per inviti o per manifesti, quindi a far veicolare tutto in digitale, campo nel quale vogliamo essere forti proprio per il beneficio ecologico che garantisce, in particolare sui Social. Ma non solo, anche la scelta di materiali biodegradabili per i gadgets, l’aperitivo a km 0, in pratica un solo sacco di rifiuti alla fine dell’evento. Certo un vantaggio per l’ambiente, una qualifica per noi, ma  non con meno impegno anzi: oggi, ad esempio, far arrivare il messaggio, o l’invito, con una mail tra tante altre significa impegnarsi fare molti recall!

FF: Possiamo definire Gruppo Creativo un’eccellenza?

EF: Beh, la nostra meta è quella, di sicuro cerchiamo di fare qualcosa per differenziarci, cerchiamo di fare qualcosa che porti un progresso per tutti.

FF: Ho visto sul tuo profilo LinkedIn il progetto Echogreen, di che cosa si tratta?

EF: Echogreen è una creatura che mi sono inventata un anno fa pensando ad un modo per rilanciare la nostra regione, pallino che ho da tanto perché sono profondamente legata e ci tengo tanto. Il tema e settore più in vista è ovviamente quello dell’ambiente e della sostenibilità e perciò ho iniziato a pensare a cosa poter fare in Umbria su questo fronte. Da qui è nato il progetto Echogreen, che, da una parte, si integra con il discorso sostenibilità, dall’altra riprende quel concetto e quella visione collettiva di “Umbria cuore verde d’Italia”. Da qui poi la scelta del Lago Trasimeno, perché ha già in sé molte caratteristiche in ambito ambiente e sostenibilità. Inoltre so che i laghi sono sempre un volano di sviluppo per tutti i territori che li ospitano, mentre nella nostra regione non sono è risorsa valorizzata. L’obiettivo è sensibilizzare tutti gli attori dell’Umbria e costruire un percorso che porti alla realizzazione di un grande parco divertimenti diffuso e sostenibile mettendo a sistema ciò che già c’è sul territorio del Lago che non manca di caratteristiche storiche, agricole, artigianali e di iniziative. La particolarità del progetto è quella non solo di parlare di ambiente e sostenibilità ma di metterla anche in atto.

FF: Certo questi sono proprio temi caldi…

Si io ne sento spesso parlare, sia a livello nazionale che regionale, ma molto raramente li vedo realmente affrontati con decisione. Sono sempre tutti pronti a saltare sul carro in voga, ma poi molti scappano quando si tratta di impegnarsi in prima persona. Ora Echogreen è nella fase di fundraising e spero a breve di poter comunicare la data per la conferenza stampa di lancio del progetto.

La mia ambizione è che questa diventi una case history di successo non solo per noi ma per il territorio, per la regione, per il nostro Paese, per tutti coloro che credono in un diverso modo di fare impresa.

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