Frogintervista: Non è un paese per Bamboccioni 2.0

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Matteo Fini: Non è un paese per Bamboccioni 2.0

Risponde Matteo Fini (che potete seguire su Twitter @matteofinii) autore di Non è un paese per Bamboccioni, Cairo Editore 2010
Attenzione, questa intervista è potenzialmente urticante.

 

FF:Hai seguito negli ultimi giorni il dibattito #internethavinto su 4marketing? Facebook è morto?

MF: Si, ma non sono d’accordo. Io non ci capisco molto ma da fruitore provocatoriamente dico sempre, Facebook ha ucciso la rete.

FF: Che paura, in che senso?

MF: Io la penso così, il giorno in cui Facebook aggiungerà al pulsante “mi piace” il pulsante “acquista”, i siti internet saranno rottamati.


FF: Ma perché le aziende dovrebbero essere interessate ad una evoluzione di questo tipo?

MF: Perchè usato in maniera corretta è uno strumento comunicativo devastante. 

FF: E tu personalmente come ti relazioni con la rete?

MF: Non so rinunciare al giornale di carta. Alla mattina al bar cappuccio e Gazzetta, rigorosamente in carta, immutabile così per me da 30 anni.

FF: Ah, quindi ti senti vecchio?

MF: In questo si, un ragazzo di vent’anni, sicuramente, avrebbe risposto in maniera diversa, per questo il digitale è diventato imprescindibile.

FF: Quindi il virtuale vincerà in assoluto?

MF: Io concordo sulla necessità di non perdere di vista il reale, sostenuta nel vostro dibattito #internethavinto, ma proprio perché non si può più fare a meno della rete, le aziende devono attrezzarsi per dominarla.

FF: Come?

MF: Producendo contenuti forti  e con una strategia di comunicazione professionale.

FF: E basta questo?

MF: No, ci vogliono anche gli amici giusti!

FF: Ah, come a scuola?

MF: In un certo senso; in più devi acquistare credito nel mondo reale con quello che fai. Sull’importanza del reale e del confronto in un mondo sempre più digitale ti cito l’esperienza di Indigeni Digitali che ho conosciuto tramite il grande Fabio Lalli, una community nata in rete per la rete, ma che periodicamente fa incontri in giro per l’Italia per conoscersi davvero.

FF: Quindi pensi che la reputazione si costruisca online o offline? Per i freelance che futuro intravedi attraverso la rete?

MF: La reputazione si costruisce offline, online si può promuovere. La rete deve essere un mezzo per raggiungere un fine. I freelance in questo caso avranno un mezzo importante, easy e a basso costo per sviluppare new business.

FF: Veniamo al tuo libro, e quindi al tema del lavoro, pensi che i giovani oggi possano, attraverso internet e i social, superare le logiche di potere e trovare una dimensione lavorativa?

MF: No, sempre per il solito motivo, la rete è un mezzo, può aiutare a far circolare l’informazione, ma sono la qualità della persona, il valore delle idee, la volontà e la capacità di azione che determinano il successo.

I bamboccioni chi sono?

FF: Hai in mente qualcuno?

MF: Antonio Lupetti, il fondatore di woorkup.com, uno che ha saputo sfruttare il mezzo con un contenuto forte. E ha centrato l’obbiettivo.

FF: Come fai a dirlo?

MF: Basta vedere tutte le critiche che gli sono state mosse! E naturalmente le visite al sito.

FF: Ho un’idea: potresti scrivere “Non è un paese per bamboccioni 2.0”.

MF: Non me la sento molto e poi io non vengo neanche da quel mondo, ci gioco da amatore… però sarebbe un’ottima azione di marketing! Brava, bell’idea!

FF: Ecco, non è stata male anche la scelta del titolo del tuo libro…

MF: Esatto, l’iniziativa personale, il valore di un progetto possono essere potenziati con l’uso di strumenti di marketing. Che nel caso di Non è un Paese per Bamboccioni è stata un’intuizione spontanea che si è rivelata vincente, ma senza una strategia dietro. Non sono così skillato!

FF: Cacchio, a questi giovani gliene diciamo di tutte, bamboccioni, choosy, mammoni… ma poi scopriamo che si vogliono anche sporcare le mani

MF: Proprio così, come sempre per farcela bisogna contare su sé stessi, il contesto non aiuta, anzi oggi, se può, ti affonda!

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