Il Polo della Comunicazione e il Playground: la discussione continua

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La serata Playground del 29 Settembre si è svolta in modo un po’ differente dalle altre. Non era presente una azienda a pilotare l’aereo, ma due imprese che rappresentavano una rete di aziende facenti parte del “Polo della comunicazione”. Queste due aziende hanno svolto un ruolo importante come traino per l’intero progetto:

  • Claim Branding Value agenzia di comunicazione che si occupa di: product design, packaging, advertising, web and multimedia agency
  • Sac Serigrafia azienda produttrice di stampe serigrafiche a livello industriale.

Anche lo scopo del Playground è diverso; non abbiamo un problema da sminuzzare e ricomporre ma una missione da compiere trovare un nome – o meglio alcune linee guida per il naming – ed un’idea di logo per il “Polo della Comunicazione”. Quel che è certo è che dopo il Playground il nome “Polo della Comunicazione” avrà i giorni contati!

Il passaporto con le informazioni salienti del Polo della Comunicazione: Esegui l'accesso per visualizzare il contenuto.

Concetti emersi durante la presentazione dell’azienda e le domande dei partecipanti

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Al termine del brainstorming tra i partecipanti sono emersi i seguenti concetti chiave:

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Puoi trovare la presentazione proiettata durante la serata qui: Esegui l'accesso per visualizzare il contenuto.

Questo spazio è dedicato alla discussione, usa i commenti per continuare la storia del Playground.

3 COMMENTS

  1. Come qualcuno di voi sa io sono un filosofo curioso. L’altra sera, ho avuto la netta sensazione di trovarmi al posto giusto al momento giusto. Mi spiego. Nelle parole, nei ragionamenti, nel coinvolgimento di tutti c’era qualcosa che rimandava alla Ricerca (con la R maiuscola, quella che rimanda all’uomo) e non solo al “semplicemente” aziendale. Mi fa piacere che ci sia (di aver contribuito a creare forse) un luogo come il Playground.
    Abbiamo bisogno di costruire rotaie di pensiero che guardino lontano e non strategie di semestri. Grazie a tutti.
    Sarei curioso di metterci alla prova di nuovo in un prossimo step.
    E sarei curioso di sapere chi c’era davvero a questo Playground perché non conoscevo nessuno e continuo a non conoscerli… purtroppo.
    Matteo

  2. Lunedì 1 ottobre ho ricevuto questa email di Alfiero Bulgarelli che abbiamo inserito tra i feedback con la sua autorizzazione e che condivido con voi in quanto a mio modo di vedere è davvero interessante:

    [Il Playground del 28] è stato interessante. In qualche modo anche sconcertante. Sta scaturendo, dalle persone impegnate nelle proprie aziende e dotate delle sensibilità migliori, un nuovo modo di interpretare il ruolo dell’impresa. Più etico, basato sulla correttezza verso di se e verso la società. Non sto dicendo più filantropico o di tipo socialista ma ispirato forse da una migliore attenzione verso il proprio benessere che non può prescindere dallo star bene degli altri e con gli altri e dalla condivisione del successo con i propri collaboratori. Questo fatto non può che migliorare a macchia d’olio la stessa società in cui si cerca di operare. Un fatto straordinario, una rivoluzione mite e pacifica basata su di un concetto elementare. Non posso star bene da solo quindi il vero successo dipende da quanto entusiasmo riesco a creare intorno a me ed ai mie progetti. Il denaro e la potenza economica, derivanti da un’impresa ben gestita, devono essere una conseguenza del clima positivo che riesco a creare e non l’unico fine delle mie intenzioni. Se si guarda non un sistema altruistico o solidaristico ma piuttosto un egoismo intelligente: non potendo essere felice da solo ed essendo la mia felicità il budget più importante da raggiungere, cerco di collaborare a far star meglio chi mi sta intorno e ci mi ritorna indietro aumentato degli interessi. Credo sia la strada giusta. Ti dedico una frase che per anni stata la bandiera dell’associazione di volontariato in cui ho operato: se un uomo, nel suo piccolo mondo, fa una piccola cosa, il mondo cambia. Io spesso l’ho utilizzata con una piccola variante: se tanti piccoli uomini, fanno spesso tante piccole cose, il mondo cambia più in fretta. Usa tu quella che preferisci.

  3. Ciao a voi froggers,
    la tempistica non è delle migliori, ma vi manderei comunque alcune note e pensieri sparsi sul tema/concept dell’ultimo viaggio con voi (in estrema sintesi)

    CONCETTO
    Piu che rete/network/sinapsi [concetti un po’ abusati – come emerso dalla discussione] e seguendo un inciso di Matteo su cui ho un po’ ripensato nei giorni seguenti, per me l’idea alla base di questo “Polo della Comunicazione” è un qualcosa che sta sotto la superficie e fa
    1) fermentare
    2) lievitare
    3) montare
    tutta la materia. La metafora di un qualche cosa che è dentro questo gruppo di aziende e che mettendole insieme nello stesso contenitore le fa aumentare di dimensione (e di bontà).
    Sono tutti concetti che hanno a che vedere con il mondo alimentare, quindi vi “do in pasto” quello che ne consegue

    1) fermentare
    Fermenti /Yogurt/ Bifidus/ Birra/ Schiuma/ Alcol/ Vino/

    2) lievitare
    Lievito/ Lievito madre/ Pasta madre / Pane/ Pan di spagna
    3) montare

    Panna/ Uova/ Bianco a neve /Chiare /Schiuma del latte /Pellicina (la pellicola del latte quando lo si scalda) / Yuma (idem ma solo per latte di soia)
    Burro /Caglio

    Per il naming lo lasciamo ai copy delle agenzie!

    Un’ultima considerazione un po’ piu strategica se vogliamo: non credo che si possa puntare a clienti territorialmente e logisticamente troppo lontani. E’ importante (anche se non imprescindibile) un contatto diretto con il cliente, lasciando perdere la concorrenza con i grossi network della comunicazione e relativi clienti multinazionali. Detto questo, piu che inglesismi, una versione di naming in dialetto veneto potrebbe essere un’alternativa meno abusata. Ciao!! m

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