Schiavina e il Playground: la discussione continua

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Schiavina opera nel settore dell’edilizia svolgendo lavori di restauro e costruzione per privati e pubblico. L’impresa è stata fondata a metà anni ’50 da Enrico Schiavina e ha una reputazione a livello regionale, e non solo, per la qualità, l’innovazione e la cura del dettaglio. Attualmente alla conduzione della azienda vi sono le tre figlie del fondatore che cercano di portare avanti con passione non solo l’azienda ma anche i valori e la modalità di intendere il settore del padre. Il Playground parte questa volta da una considerazione – l’impresa oggi non ha particolari problemi – e da una domanda: come posso traghettare la mia impresa nel futuro?

I dati distintivi dell’azienda che ha partecipato alla serata Playground:

Schiavina s.r.l.

Core Business: Restauro edile e Costruzioni.

Segni particolari: Qualità elevata al più basso costo possibile e innovazione

Passaporto: Scarica

Concetti emersi durante la presentazione dell’azienda e le domande dei partecipanti

tag cloud domande playground Schiavina

Concetti emersi dopo il brainstorming tra i partecipanti

tag cloud proposte playground Schiavina

Qui puoi trovare il PDF con la presentazione dell’azienda: Scarica

Scarica lo streaming twitter della serata: Scarica

18 COMMENTS

  1. Quello che abbiamo discusso con Schiavina credo sia un problema comune a molte imprese nel panorama congiunturale odierno. Un problema tipicamente imprenditoriale legato alla necessità da parte dell’imprenditore di capire quale strada prendere per il futuro in un presente incerto e fatto di grossi sacrifici e responsabilità. Un’azienda storicamente e valorialmente vissuta come una famiglia, che si domanda quale “piega” prenderà il mercato nel futuro e come farà a conservare la propria reputazione, dovendo allo stesso tempo lottare con un bilancio da pareggiare e con una “macchina” da far funzionare…
    Qualche interessante suggerimento è arrivato. A voi qual è piaciuto di più?

    • In relazione all’argomento delle risorse umane è stato molto interessante a mio parere il suggerimento su un’analisi approfondita del bagaglio di skills e competenze già presenti in azienda, che potrebbe forse fornire un’ulteriore chiave di interpretazione sulla direzione da intraprendere per Schiavina. Assicurarsi di essere preparati ad affrontare nuove sfide non eviterà il rischio, ma le farà affrontare forse con più consapevolezza rispetto ai punti di forza e di debolezza.

    • interessanti a tal proposito gli stimoli sintetizzati nella tag-cloud: bilancio competenze; influenzatori; diversificazione… da riflettere soprattutto sul ruolo degli influenzatori, come sottolineato da Cristiano Perale durante la serata. chi sono gli influenzatori di un’azienda del settore delle costruzioni? e come dovrebbe operare una azienda di questo settore per ovviare al problema di una immagine di mercato poco soddisfacente (per ragioni legate al settore)?

      • Il settore delle Costruzioni è, come sa chiunque abbia studiato un po’ di economia, la base di ogni sistema economico. Nei momenti di crisi permette di fornire lavoro a grandi quantità di persone in poco tempo. È un settore in cui il valore aggiunto dall’attività umana è fondamentale. È un sistema complesso che richiede prima, durante e dopo il completamento dell’opera la collaborazione di una quantità notevole di attività economiche complementari: difficilmente volendo elencare le attività necessarie alla filiera dell’edilizia si trova una fine.
        In un paese come il nostro, in cui il patrimonio immobiliare e fondamentalmente privato, in cui la densità di qualità edilizia di pregio è superiore a qualunque altra nazione al mondo, in cui il rispetto dell’edificio storico supera le barriere temporali a scapito spessissimo delle scelte di vantaggio economico, il mondo delle costruzioni è radicato in tutti noi, fa parte della nostra vita direttamente e indirettamente.
        Ritengo quindi, lo ribadisco, che sia necessario individuare nel nostro sistema prima di tutto gli influenzatori dell’immagine comune dell’Edilizia e su di essi agire per costruire un’immagine più corretta della qualità edilizia, per fare cultura della vera qualità edilizia, per dare spazio ad un nuovo Rinascimento in cui imprese come la Schiavina trovano una motivazione d’esistenza

        • Credo che educare il pubblico alla bella e buona edilizia sia un passo importante e utile per tutte quelle aziende serie il “problema” è che questa azione dovrebbe partire dall’interno di un settore dove non sempre le logiche di qualità e trasparenza sono al primo posto. 
          Quindi sono d’accordissimo con Cristiano Perale però questa azione presuppone secondo me ancora di più la capacità di fare reti, stabili, tra i costruttori “eccellenti” in modo da fare attività di lobby dal punto di vista comunicativo.

  2. ieri sera, sono emersi molti argomenti interessanti, ma a mio avviso, sul concetto dell’innovazione ci si doveva spingere oltre o quantomeno approfondirla in quanto, l’innovazione è un termine piuttosto ampio. Innovazione sono i nuovi materiali, innovazione sono nuove tecniche costruttive, innovazione è design, innovazione è ricerca. Senza considerare che l’innovazione potrebbe passare anche sugli strumenti della rete e dei social, per attrarre risorse, idee e fare gruppo o semplicemente condivisione progetti

    • Io una domanda che avevo e che rilancio è: ma fare innovazione nel settore dell’edilizia oggigiorno significa restare dei costruttori? 
      Alla quale è collegata questa: Capisco l’importanza dei valori del padre ma è più importante cosa fai o come lo fai?

    • dal mio punto di vista due idee interessanti emerse durante la serata in ottica di innovazione sono state quelle legate all’alzare il tiro: da produttori edili a produttori di conoscenza (piattaforma designer, incubatore, studenti…); e quella di provare ad utilizzare le nuove tecnologie per sviluppare un nuovo modo di relazionarsi e cooperare con il cliente (collegata anche ai nuovi strumenti ICT).

      • Sono d’accordo d’accordo con te Cristiano, uno stumento che ritengo fondamentale per il futuro è il coinvolgimento social dei clienti finali, degli utilizzatori attivi e soprattutto passivi dell’opera. Teniamo conto di un aspetto fondamentale, più unico che raro nel mondo industriale, l’oggetto edile è geo-localizzato: coinvolge per forza i “vicini”. Costoro non possono più essere ignorati, non accettano più di essere attori passivi della modifica del loro ambiente, vogliono poter dire la loro idea … anche se poi deve rimanere, nel rispetto dell’inviolabile diritto privato o nell’interesse Pubblico, lasciata libertà d’azione imprenditoriale

  3. Discussione interessante ma, riguardando anche i “concetti” emersi nel playground, mi sembra manchino alcune dimensioni fondamentali: si è parlato di cambio di mercato (da pubblico a privato), di “dimensione” dei lavori e di ricerca di “competenze”.
    Credo che l’analisi vada integrata con una miglior definizione di quale sarà il mercato di riferimento nei prossimi anni per l’Azienda, che deve andare di pari passo con la revisione del modello organizzativo e dei processi (sviluppare una grande commessa per il pubblico richiede processi e organizzazione profondamente diversi da un piccolo lavoro per un privato: sembra banale, ma non è sempre così scontato…). Solo allora si potranno definire quali sono le competenze che mi servono per dare il miglior servizio possibile ai Clienti. In sintesi, occorre ricercare coerenza fra Mercato-Clienti-Organizzazione-Processi-Competenze… mi verrebbe da aggiungere anche modello di controllo e informazioni per gestire ma mi fermo qui…

    • assolutamente non banale Franco! anzi forse una delle cose più complesse da fare per un’azienda e un imprenditore. qui parliamo di definire gli obiettivi strategici di un’azienda in un periodo di grande confusione e incertezza. avere una vision di medio lungo periodo non è facile. spesso è già difficile trovare il modo di infilare il dito nell’acqua per sapere che temperatura ha… concordo con te le le risorse e tutto il resto vengono dopo e di conseguenza. ma credo che schiavina stia cercando di capire (o almeno così ha espresso uno dei suoi problemi) cosa fare in futuro, senza che questa contingenza economica e la necessità di raccogliere quel che arriva vada a diluire una immagine costruita in tanti anni di reputazione… che dici?

      • I problemi presentati dalla Schiavina sono oggi abbastanza comuni. Risulta impossibile capire quale sarà il mercato del futuro. Il Cresme ci dice che il mercato del nuovo, nell’edilizia, è in calo di oltre il 50% dal 2008, dall’altra parte ci dice anche che il mercato della ristrutturazione è in costante aumento. In base a questi dati potremmo dire che la Schiavina è già sul “mercato migliore”. Sono rimasto perplesso sulla mancanza di un commerciale: che a mio vedere non può essere mai visto come un costo – se fa il suo lavoro. Un commerciale in grado di comunicare sia con il tecnico ma soprattutto con la signora Maria – che poco (niente) mastica di edilizia: unendolo ad una efficace comunicazione a mezzo internet, travestita a piacimento, potrebbe essere un buon punto di partenza. Poi, una buona formazione a 360° gradi – a seconda dei ruoli – in preparazione non al futuro ma alla possibilità di poterlo affrontare

        • Non stupiamoci se prima il commerciale non era richiesto, parlavamo di appalti pubblici. Un appalto è soggetto ad un bando e si faceva un’offerta tecnica (loro hanno una struttura preposta per queste cose che non tutti hanno). il cambiamento porta a rivedere anche quella parte con un commerciale che si propone alla signora Maria per la ristrutturazione ed al sig Mario imprenditore

          • L’assenza di un commerciale nel caso di Schiavina credo sia dovuto non solo alla precedente specializzazione negli appalti pubblici ma anche al fatto che storicamente il padre prima e la nomea dell’azienda poi hanno assorbito questa funzione che ora viene, in parte, assolta da Maria Carla.
            Il commerciale, come dice Luca, giustifica il suo costo se è un bravo commerciale ma nel caso specifico non mi pare l’obiettivo dell’azienda sia quello di riempire il portafoglio quanto di decidere cosa metterci dentro. 
            L’allestimento di una struttura commerciale può dunque avere senso non appena si decide l’obiettivo dello stesso.

    • Io credo che il problema affrontato dall’azienda sia quello di crearsi un mercato dove riaffermare la propria unicità. Non credo abbiano avuto o registrato problemi evidenti nel passaggio dal pubblico al privato. Come dici giustamente tu sono due mercati diversi con esigenze diverse ma come ci ha detto l’azienda quella sera si sono riorganizzati per affrontarli.
      Io credo che la via per l’azienda sia triplice (tagliando con l’accetta…): 
      1. diventare una piattaforma di conoscenze e competenze, una sorta di azienda prototipale che testa nuovi materiali, nuove lavorazioni, innova e poi offre, pagando queste innovazioni alle aziende del suo network, un’azienda capace di sviluppare idee innovative, di essere incubatore di nuove idee
      2. Puntare sulla comunicazione. Trovare alcune modalità operative o alcuni tratti distintivi, oltre quelli storici, da comunicare al cliente finale. 
      3. Puntare sul web. Definito un ambito di azione (passando quindi dall’attuale diluizione ad una maggiore concentrazione) e iniziare una comunicazione anche online volta a) ad educare il compratore b) a far conoscere l’azienda c) ad allargare il mercato privato oltre il passaparola

      • Concordo con Gianluca sulla necessità dell’azienda di dotarsi di strumenti adatti al nuovo mercato. Oltre al cambio organizzativo, che sembra già messo in atto dall’azienda per necessità dovuta al cambio di processo, probabilmente il cambiamento da effettuare ora è nell’ambito comunicazione. Nel settore pubblico tale ambito non è molto sviluppato e si basa soprattutto sul passaparola, passando al settore privato diventa di vitale importanza incrementare i canali e le modalità di comunicazione. Magari anche ripensando l’immagine dell’azienda, basata sui valori condivisi ma più in linea con l’evoluzione del mercato.

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