Vedere quello che non c’è.

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Persone diverse, molto diverse, si trovano inaspettatamente nello stesso luogo. Tre, Sei, Sette e poi Otto. Persone con molta esperienza, altre meno; alcune estroverse, altre silenziose. Ma il semplice essersi trovati lì, al momento opportuno, te li fa sentire compagni di cammino. Il gruppo è nato.

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Il progetto è semplice, dicono: hanno voglia di guardare il mondo che cambia. Hanno voglia di guardarlo e raccontarne il mutamento. Ma un gruppo, a ben pensarci, ha sempre bisogno di un qualcosa in cui riconoscersi, oltre i bei discorsi attorno a un tavolo, alle buone intenzioni che sempre si ha nella testa. Oltre, al semplice fidarsi del destino.

Hanno bisogno di un’immagine che li rappresenti. Il cercare l’immagine, il racconto dentro il quale stare, è difficile. È necessario avere le idee chiare e spesso quando si inizia difficilmente tutte le tessere sono al posto giusto. È come essere ciechi e andare a tentativi e ogni tentativo fa sempre più luce sull’obbiettivo.

Banalmente si parte sempre andando lontano, sparando a casaccio negli universi di ognuno, per poi avvicinarsi sempre di più, tornare indietro. Perché il cercare qualcosa che ci rappresenti è cercare soprattutto qualcosa di quello che siamo e molte volte è questo che non abbiamo chiaro. Chi siamo?

E un gruppo così diverso come fa a mettere insieme le specificità di ognuno? Trovando i punti in comune e partendo da lì.

Molti discorsi campati in aria e, sopra il tavolo, un vecchio biglietto da visita: una rana colorata con un sorriso sornione.

Era l’elemento più vicino, ma forse per questo quasi invisibile.

E perché non partire da lì? Dalla rana.

Perché la rana? Perché vive in due ambienti, due mondi, come noi. Prima della Rete e durante.  Perché la rana è mutazione, è salto, è curiosità.

Bene, ma che rana? I froggers, come hanno cominciato a chiamarsi senza tanto pensarci, hanno visto moltissime rane in tutte le sfumature, forme e espressioni; ma loro cercavano una rana che non fosse proprio una rana. Qualcosa che fosse anch’essa in mutazione.

All’improvviso è arrivata. Ci hanno messo un po’ per riconoscerla. Perché non è così semplice accorgersi che un’immagine ti racconta. La lasci là, la guardi ogni tanto. Guardi le altre, ma lei prende forza.

È lei.
Eccola! Benvenuta Ms. Frog.

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